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Attentato a Londra – Investite almeno 5 persone, stimati 12 feriti – 2 Morti

Aggiornamento (7/4/17)

Andreea Cristea, 31 enne caduta nel fiume Tamigi durante l’attentato, è morta la mattina del 7 Aprile 2017, portanto il numero delle vittime a 5.

Il killer Khalid Masood, 52 anni, ucciso dagli agenti di polizia davanti al parlamento, non ha evidenti connessioni con lo Stato Islamico sebbene l’attentato sia stato rivendicato.

 

Attentato a Londra, accoltellato un poliziotto.

Attento a Londra. attorno alle 14:35 (15:35 in Italia) di Mercoledì 22 Marzo 2017 un uomo, identificato da un testimone oculare come “vestito di nero, tarchiato, con una specie di bastone in mano” ha pugnalato un poliziotto di servizio all’ingresso del parlamento. Dopo pochi attimi, due agenti in borghese gli anno sparato due o tre colpi.

Attacco a Londra: Investimenti e violenza sul ponte di Westminster

Parallelamente, la polizia Inglese ha ricevuto chiamate di soccorso, si parla di un uomo trovato sanguinante alla sponda del ponte di Westminster, circa 12 persone investite da un auto, 2 morti ed una donna che è caduta dal ponte ed è stata messa in salvo.

Attentato al parlamento ed investimenti sul Ponte di Westminster – Una possibile ricostruzione

Il presunto omicida, si sarebbe schiantato sulla folla sul Westminster bridge e poi sceso dall’auto, armato di coltello, sarebbe riuscito ad addentrarsi nel cortile del parlamento dove avrebbe attaccato un poliziotto.

L attentatore è stato infine ucciso dagli spari delle forze dell ordine.

Scotland Yard ha affermato che si tratta di attentato terroristico fino a prova contraria ed ha messo in atto un ‘Lockdown’ del parlamento, mettendo in sicurezza il Primo Ministro Theresa May.

Video: 12 feriti sul ponte di Westminster a Londra.

La Brexit e Theresa May

Brexit: facciamo il punto della situazione

Cos’è la Brexit?

Il termine Brexit, derivato dall’unione di Britain (abbrevazione colloquiale di Gran Bretagna) e Exit (uscita), è il nome che è stato dato al referendum consultivo del 23 Giugno 2016, che ha decretato la volontà dei britannici di uscire dall’Unione Europea.
Il quesito del referendum era : “Il Regno Unito dovrebbe restare o lasciare l’Unione Europea?”.
Nel complesso il 52% dei votanti ha scelto di lasciare l’Unione Europea, contro il 48% che avrebbe voluto che la Gran Bretagna ne rimanesse membro.
Si è assistito ad una grande affluenza alle urne. Infatti, più di 30 milioni di persone hanno votato, circa il 71,8% degli aventi diritto di voto nel Regno Unito.

Cosa è successo dopo il referendum? Le tappe

Nuovo primo ministro per il Regno Unito: Theresa May

David Cameron deluso dalla vittoria del leave della brexit

David Cameron deluso dalla vittoria del ‘Leave’ della brexit

In seguito alla vittoria del Leave, David Cameron lascia il ruolo di Primo Ministro.
Successivamente, Theresa May annuncia la sua candidatura alle primarie del partito conservatore del 30 Giugno 2016, dove sarà la più votata.
Dovrà competere solo con un’altra donna, Andrea Leasdome, la quale l’11 Luglio 2016, tuttavia, si ritira.
Così, rimasta l’unica candidata alla carica di Leader è anche l’unica a poter ricoprire il ruolo di Primo Ministro.
Il 13 Luglio 2016 effettua il giuramento e trasferisce il suo ufficio al n.10 di Downing street.
Theresa May è la seconda donna di sempre a ricoprire la carica di Primo Ministro del Regno unito dopo Margareth Thatcher nel 1979.

Chi è Theresa May?

Theresa May nuovo Primo Ministro del Regno Unito

Theresa May nuovo Primo Ministro del Regno Unito

La ex segretaria di stato ha preso il posto di David Cameron, in seguito alle sue dimissioni il giorno dopo il Referendum.
Theresa Mary Brasier May è il primo ministro donna dopo Margareth Thatcher.
È nata il primo di Ottobre del 1956 a Eastbourne nel Sassex. Suo padre, Hubert Brasier, era sacerdote della chiesa anglicana e la madre, Zaidee Brasier, casalinga.
Eredita dalla madre, una fervente conservatrice, la passione per la politica.
Si specializza in Geografia al St. Hugh’s College alla Oxford University e nel 1977 si laurea.
Durante gli studi, conosce, Benazir Bhutto, il futuro primo ministro indiano che le presenta Philip May, il suo attuale marito. La coppia si sposa nel 1980.
I coniugi May hanno parlato pubblicamente riguardo la loro impossibilità di avere figli, dovuta ad alcuni problemi di salute di Theresa.
In seguito alla laurea, la May ha lavorato nel settore finanziario per 20 anni, prima nella Banca d’Inghilterra e poi nell’Agenzia delle entrate britanniche.
Inizia il suo percorso nell’ambito politico intorno alla metà degli anni ottanta . Un percorso costantemente in ascesa.
Nel 1997 viene eletta membro della camera dei comuni per il collegio di Mainhead.
Nel 2010 viene nominata ministro dell’Interno del primo governo Cameron e poi, rieletta il 7 maggio 2015 con 35.453 voti e il 65,8% delle preferenze.
Theresa May, una delle poche donne dell’intero governo britannico, è anche il membro più anziano del partito conservatore e la persona che al suo interno ha ricoperto il ruolo più rilevante.
Nel 2002, coniando il termine “Nasty Party”, ovvero il “cattivo partito”, esprime la necessità di rifondare il partito conservatore che già da diverso tempo godeva di un grave problema d’immagine, derivato dalle prese di posizione dei suoi membri contro gli omosessuali, le minoranze e lo scarso riguardo verso le categorie più vulnerabili.
Apre così la strada al rinnovamento del partito.
Nel 2010 diventa Segretaria di Stato e Ministro delle Donne e delle Pari Opportunità.
Da quest’ultimo ruolo si dimette nel 2012.
È stata il Segretario di Stato che ha detenuto la carica per maggior tempo, dal periodo di James Chuter Ede, 60 anni prima.
Come segretario di stato ha perseguito una politica di riforma della polizia, imponendo una linea più intransigente sulle droghe e ha introdotto numerose restrizioni all’immigrazione.
Infine, nel 2016 è diventata il secondo Primo Ministro donna nella storia del Regno Unito.
Chiaramente la questione più delicata che May ha dovuto affrontare nelle vesti di questo ruolo è la questione Brexit.
La May inizialmente era a favore del remain, sebbene fosse sempre stata una euroscettica. A tal proposito, proprio ad Aprile 2016, poco prima del referendum, affermò che riteneva fosse meglio rimanere membro dell’Unione Europea perché credeva nella forza della Gran Bretagna e per tale motivo essa doveva con il suo peso economico, diplomatico e militare mostrare la sua capacità di guidare e non solo di seguire.
Il recente voltagabbana affermato dal suo “Brexit means Brexit” – Brexit significa Brexit – è stato giustificato dal fatto che la volontà del popolo viene prima di ogni cosa.

Ripercussioni della Brexit sull’economia britannica

L’economia del regno unito sembra aver superato l’iniziale shock registrato post voto, sebbene il valore del pound si sia abbassato al livello di 30 anni fa e gli esperti sono fortemente divisi riguardo gli effetti di lungo termine dell’uscita del Regno Unito dall’Europa.
Alcune grosse aziende hanno lamentato un aumento dei costi, legato al crollo della sterlina.
Il Regno Unito ha inoltre perso il suo posto di AAA di credit rating.
La Banca d’Inghilterra stima al rialzo le previsioni di crescita del PIL per il Regno Unito.
Nel 2017 si assisterà a un +2%, con un rallentamento contenuto al 1,6% nel 2018 e un rilancio nel 2019 con un +1,7%.

L’articolo 50 del Trattato di Lisbona

Articolo 50 del trattato di Lisbona

Per lasciare l’Europa il Regno Unito deve invocare l’articolo 50 del trattato di Lisbona, il quale prevede che ogni Stato Membro può decidere volontariamente di ritirarsi e non essere più un membro dell’Unione in modo conforme alle proprie norme costituzionali.
L’articolo 50 del Trattato di Lisbona condede 2 anni di negoziazioni per definire i termini della separazione.
Theresa May è intenzionata a dare il via al processo di uscita dall’Unione entro la fine di Marzo 2017.
Ciò significherebbe che il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Europa entro l’estate del 2019. Ovviamente tutto questo dipende dalla tabella di marcia che verrà decisa durante le negoziazioni.
Il governo promulgherà, inoltre, il Great Repeal Bill, ovvero la legge che porrà fine alla supremazia delle leggi europee sopra quelle del Regno Unito, abrogando il Trattato Istitutivo della Comunità Europea del 1972.

La decisione della Corte Suprema della Gran Bretagna

Tuttavia, il governo non può appellarsi all’articolo 50 del Trattato di Lisbona senza prima coinvolgere il parlamento.
La Corte Suprema ha, infatti, deliberato, anche in seguito al ricorso presentato da Theresa May, che il parlamento deve obbligatoriamente essere consultato, visto il fatto che il referendum di Giugno era consultivo e il suo risultato non basta a modificare i trattati internazionali senza passare dal parlamento.

Il Sì della Camera dei comuni: il primo passo verso l’uscita dall’Unione Europea

House Of Commons

La Camera dei Comuni vota per procedere con la Brexit

Il primo Febbraio la Camera dei Comuni ha votato a favore del progetto di legge governativo che permette di intraprendere i negoziati formali per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, attraverso la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona.
Il risultato del voto è stato nettissimo: 498 deputati si sono dichiarati a favore, contro i 114 contrari per la legge di 2 commi presentata dal governo.
Molti hanno dichiarato di aver espresso il loro voto in nome della volontà popolare che si è manifestata a Giugno con il referendum.
Ora manca solo il voto dell’altra camera, quella dei Lords.
L’attuazione definitiva dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona dovrebbe avvenire entro la fine di Marzo per poi dare il via alle negoziazioni con l’Unione Europea, che potranno durare 2 anni.

Brexit White Paper: Piano Brexit pubblicato dal governo britannico

Il 2 Febbraio l’esecutivo del Regno Unito ha pubblicato il documento ufficiale contenente le linee politiche che determineranno il piano di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.
Il White Paper, in italiano il libro bianco, espone i 12 punti fondamentali su cui saranno focalizzate le negoziazioni con l’Europa.
Leggendo le 77 pagine del documento si evince la decisione di una rottura molto forte con l’Unione, determinando così la tanto temuta Hard Brexit, definita dal ritiro dal mercato unico e dalle limitazioni per la libera circolazione delle merci e delle persone.
I 12 punti del white paper (potete scaricarlo e leggerlo in lingua inglese in formato Pdf al seguente link: https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/589191/The_United_Kingdoms_exit_from_and_partnership_with_the_EU_Web.pdf, sono:

1. Trasparenza e chiarezza nell’approccio ai negoziati con l’Europa;
2. Porre fine alla giurisdizione della Corte di Giustizia Europea nel Regno Unito;
3. Rafforzamento dell’unione britannica (Inghilterra, Irlanda del Nord, Galles e Scozia) e continuo impegno al rispetto dell’Accordo di Belfast (per la pace in Irlanda);
4. Tutela dei rapporti con l’Irlanda, mantenendo l’area di common travel;
5. Controllo dell’immigrazione, compresa quella dei cittadini provenienti da paesi dell’Unione Europea;
6. Assicurare i diritti dei cittadini UE residenti nel Regno Unito e dei cittadini britannici residenti nei paesi europei;
7. Tutelare e accrescere i diritti vigenti dei lavoratori;
8. Sviluppare una nuovo accordo strategico con l’Unione Europea per il libero scambio delle merci e intese doganali reciprocamente vantaggiose;
9. Sviluppare nuovi accordi commerciali ambiziosi con altri Paesi per il libero scambio nel mondo;
10. Mantenere il primato del Regno Unito per l’investimento nell’innovazione e nella scienza, cercando in questo ambito di mantenere una stretta collaborazione con gli altri paesi europei:
11. Collaborare assieme all’Unione Europea nella lotta alla criminalità e al terrorismo e sostenere la giustizia nel mondo;
12. Realizzare l’uscita dall’Unione Europea tramite un processo cadenzato di attuazione per passare dai vecchi ai nuovi accordi tra Gran Bretagna, Istituzioni europee e gli Stati destinati a restare membri dell’Unione Europea.

Quand’è che il Regno unito ufficialmente l’Europa?

Una volta che sarà innescata l’uscita, in virtù dell’articolo 50, il Regno Unito avrà due anni per negoziare il suo ritiro.
Ma nessuno sa esattamente come avverrà questa uscita dall’Unione Europea, perché è la prima volta che succede. L’articolo 50 del Trattato di Lisbona fu infatti creato nel lontano 2009, ma mai utilizzato prima d’ora.
Secondo l’ex segretario per gli affari esteri Philip Hammond, potrebbero volerci fino a sei anni per completare le negoziazioni per l’uscita dall’Unione.
Infatti, le condizioni di uscita del Regno Unito dall’europa dovranno essere accettate da 27 parlamenti nazionali. Un processo che potrebbe essere molto lungo.
La legge dell’Unione sarà valida nel Regno Unito fino a quando esso non sarà più ufficialmente un membro dell’Unione Europea.
Nel frattempo, il Regno Unito continuerà ad attenersi ai trattati e alle leggi europee, ma non avrà più attività decisionale.

Scenari futuri : Cosa ci aspetta da qui a 2 anni?

Cosa significa Hard brexit e soft Brexit?

Hard vs Soft Brexit

Credits: http://marketbusinessnews.com

Hard Brexit e Soft Brexit sono due termini che sono stati largamente usati durante il dibattito sulle condizioni di uscita del Regno Unito dall’Europa.
Non c’è una vera e propria rigorosa definizione, ma i due termini indicano il grado di vicinanza che il Regno unito manterrà nel rapporto con l’Unione.
Da un lato la Hard Brexit potrebbe comportare un rifiuto da parte del Regno Unito nel raggiungere compromessi riguardo temi come la libera circolazione delle persone e delle merci e il rifiuto di rimanere nel mercato unico.
Dall’altro lato una Soft Brexit consisterebbe nel seguire l’esempio norvegese, ovver restando un membro del mercato unico, accettando dunque la libera circolazione delle persone e delle merci ma non facendo parte dell’Unione Europea.

Cosa succederà ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito?

I cittadini europei che hanno un permesso di soggiorno permanente, che è garantito dopo 5 anni che una persona ha vissuto nel Regno unito, potranno rimanere in Gran Bretagna senza particolari problemi.
Per quanto riguarda tutti gli altri cittadini europei, la loro condizione dipenderà da quello che verrà stabilito dalle negoziazioni con l’Europa e le decisioni del parlamento britannico.
La stessa cosa vale per i cittadini britannici residenti in Europa. Anche nel loro caso tutto dipenderà dalle decisioni prese in seguito alle negoziazioni.
Se il governo dovesse imporre delle restrizioni al permesso di lavoro nel Regno Unito, allora altri stati europei potrebbero contraccambiare e quindi per i lavoratori britannici in Europa servirebbe un visto.
Il Segretario di Stato per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, David Davis, ha dichiarato recentemente che non ha alcuna intenzione di buttare fuori nessuno e che il Regno Unito ha il debito morale e legale di lasciare loro tutti i diritti che hanno.

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Cosa succederà ai cittadini europei che vogliono lavorare nel Regno Unito?

La risposta a questa domanda dipende dalla decisione che il governo britannico prenderà nei prossimi mesi.
Potrebbe essere introdotto un un sistema di permessi di lavoro simile a quello già in vigore con gli extra-europei, limitando, quindi, l’entrata solo ai lavoratori qualificati, in carenza di manodopera.

L’immigrazione subirà delle restrizioni?

Il primo Ministro Theresa May ha affermato che uno dei motivi che hanno spinto i cittadini britannici a voler lasciare l’Europa è che vogliono assistere ad una riduzione dell’immigrazione.
Ha dichiarato, infatti, che questo sarà chiaramente uno dei temi centrali della negoziazione con l’Unione Europea e che vuole attuare un programma di controllo delle entrate e delle uscite dalla Gran Bretagna, in modo da ottenere un livello sostenibile di migrazione che lei ha definito possibile mantendenole sotto i 100.000 all’anno.
Al momento è di 330.000 all’anno, di cui 184.000 europei e 188.000 provenienti da paesi extra europei. Questo numero tiene conto di una emigrazione annuale di cittadini britannici pari a 39.000 persone.

Cosa significa questo per la Scozia?

Il primo ministro della Scozia Nicola Sturgeon ha affermato che il voto è democraticamente parlando inaccettabile.
È ingiusto che la Scozia sia costretta ad uscire dall’Europa, quando la maggioranza dei suoi abitanti ha votato per rimanere.
Per tale motivo, un secondo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito è altamente probabile nei prossimi anni.

Cosa significa questo per l’Irlanda del Nord?

Prima delle dimissioni del deputato primo ministro Martin Mcguinness, egli affermò che la Brexit avrà sicuramente un fortissimo impatto sull’Irlanda del Nord e che molto probabilmente l’Irlanda vorrà ora votare per la riunificazione dell’Isola.

Il Locale Nudi e Crudi

The Bunyadi è il primo locale al mondo che permette alle persone di mangiare senza indossare alcun vestito.

Il Bunyadi, situato a Londra al 18  di Harper Road è il primo locale al mondo dove se si vuole, si può mangiare stando nudi.

Sebastian Lyall il fondatore di Lollipop, la società creativa che propone il Bunyadi ha spiegato in una intervista su Talk Radio Uk che l’idea dietro al Bunyadi è quella di permettere ai visitatori di abbandonare, seppur brevemente, la nostra attuale società e di venire immersi nel mondo come era una volta.

Infatti ai visitatori verrà chiesto di cambiarsi, indossando delle vestaglie, lasciando i propri telefoni e vestiti in un armadietto fornito dallo staff.

Logo del Bunyadi il locale dove si mangia nudi

Il tema del ristorante: Il ritorno alla natura

Tutto il cibo sarà cucinato in maniera tradizionale, usando legna per scaldare un forno di pietra.

Le posate saranno commestibili, non verranno usate ne corrente ne gas.

Vi sarà inoltre una zona del locale dove se il cliente si sentirà a suo agio, egli potrà liberamente mangiare senza vestiti.
Non esiste ancora ma ha già più di 40 mila persone che un po’ per curiosità e per coraggio hanno mostrato il loro interesse.

Ragazza e ragazzo senza vestiti dentro ad un ristorante.
Il Bunyadi ha già accolto qualche migliaio di visitatori ed è programmato che rimanga aperto fino alla fine dell’estate.

 

Sito internet: http://www.thebunyadi.com/

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